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Dal 1 gennaio 2020 in vigore gli aggiornamenti ISTAT per gli importi di reddito e l’indicatore ISEE

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Roma – Per effetto delle disposizioni normative che regolano la Carta Acquisti, gli importi di reddito e l’indicatore ISEE che regolano l’accesso al citato contributo, per il 2020, sono perequati al tasso di inflazione ISTAT.

A partire dall’1 gennaio 2020, il limite massimo del valore dell’indicatore ISEE e dell’importo complessivo dei redditi comunque percepiti sono rispettivamente così determinati:

  • per i cittadini nella fascia di età dei minori di anni 3, valore massimo dell’indicatore ISEE pari a euro 6.966,54
  • per i cittadini di età compresa tra i 65 e i 70, valore massimo dell’indicatore ISEE pari a euro 6.966,54 e importo complessivo dei redditi percepiti non superiore a euro 6.966,54;
  • per i cittadini nella fascia di età superiore agli anni 70, valore massimo dell’indicatore ISEE pari a euro 6.966,54 e importo complessivo dei redditi percepiti non superiore a euro 9.288,72

Alla luce delle suddette indicazioni, a partire dal 1.1.2020, per i cittadini che presentano domanda per ottenere il beneficio Carta Acquisti, dovrà essere utilizzata la nuova modulistica con i limiti ISEE e reddituali sopra riportati. I moduli sono disponibili presso gli Uffici postali e nei siti internet di INPS, POSTE ITALIANE, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

E’ quanto rende noto lo Studio Associato Sarcc di Roma di cui è founder il dottore commercialista Lamberto Mattei

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Un anno di e-fattura: superata la soglia dei 2 miliardi di invii

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Roma – Poco più di  un anno fa entrava in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica per le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra soggetti privati. Gli esiti di una ricerca intrapresa dallo Studio Associato Sarcc di cui è founder il commercialista Lamberto Mattei evidenzia che da fonti ministeriali risulti che:  In questi primi 12 mesi, il numero di fatture transitate per il Sistema di interscambio (Sdi) dell’Agenzia delle Entrate, gestito dal partner tecnologico Sogei, ha superato la soglia dei 2 miliardi, con una media di 5,5 milioni di file inviati al giorno.

Il nuovo sistema di digitalizzazione delle certificazioni fiscali si conferma, dunque, un progetto strategico per il Paese. Nel corso del 2019, il processo ha implementato un’ulteriore tappa: dal primo luglio, infatti, è diventato obbligatorio per  i soggetti con un volume d’affari superiore a 400.000 euro, emettere lo scontrino elettronico. A partire dal primo gennaio 2020, tale obbligo sarà esteso a tutti i commercianti al minuto e soggetti assimilati.

Per chi non è riuscito a dotarsi in tempo di un registratore telematico oppure ad adattare, se tecnicamente possibile, il registratore di cassa già in uso, è prevista una moratoria delle sanzioni che durerà massimo per sei mesi (fino al 1° luglio 2020).

Anif e Studio Sarcc, da Roma l’allarme sul futuro dello sport: “a rischio settantamila associazioni”

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Roma- “E in atto una campagna mediatica tesa a demonizzare il mondo sportivo dilettantistico “. E’ questo il grido di allarme lanciato il 18 dicembre u.s. da Giampaolo Duregon – Presidente di ANIF-EUROWELLNESS, ASSOCIAZIONE NAZIONALE PER LO SPORT E PER IL FITNESS – nel corso del suo appassionato intervento sostenuto nel Convegno sul nuovo codice della crisi aziendale organizzato ieri dallo Studio SARCC del dottore commercialista Lamberto Mattei, partner di ANIF.

La campagna diffamatoria, prosegue Duregon, descrive un sistema – in verità regolamentato, è bene rammentarlo, a norma di LEGGE – creato per favorire l’evasione fiscale.

Tale inconcepibile posizione mette ovviamente in seria crisi l‘intero mondo dilettantistico, costituito da oltre 70000 Associazioni/Società Sportive Dilettantistiche riconosciute dal CONI ed iscritte in un apposito Registro che l’Ente trasmette per legge annualmente all’Agenzia delle Entrate, che opera legittimamente, con crescenti difficoltà, all’interno di un quadro legislativo speciale di seguito meglio indicato.

Tali Organismi accolgono circa 20 milioni di cittadini, appartenenti a tutte le fasce di età, tutti tesserati alle Federazioni Sportive Nazionali e/o agli Enti di Promozione Sportiva e alle Discipline Sportive Associate.

Sono questi seguiti da tecnici preparati pagando una quota di frequenza non rilevante, di entità analoga al costo, per lo Stato, di un giorno di ospedalizzazione in una Unità Ospedaliera pubblica.

“Gli approfondimenti su queste tematiche – ha affermato il dottor Lamberto Mattei – costituiranno un motivo in più per profondere impegno concreto e determinato nel corso dell’anno 2020. Abbiamo il dovere di intervenire e respingere ogni tipo di campagna informativa che lede l’immagine sana del comparto dilettantistico. Come partner di Anif abbiamo inoltre il dovere di intervenire con proposte di soluzione a livello economico finanziario riguardanti l’intero comparto”.

Imu e Tasi, si avvicina la scadenza: chi deve pagare e chi è esente

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Il Mese di Dicembre è atteso per l’arrivo della tredicesima e regali ma anche di pagamenti ed esborsi fiscali. Uno degli adempimenti da non scordare (ovviamente per chi vi è tenuto) è quello che riguarda Imu e Tasi. Si avvicina infatti il termine per versare il saldo. L’ultima data utile per farlo è il 16 dicembre 2019. “Da sottolineare – spiega il dottore commercialista Lamberto Mattei –  che, anche per l’anno in corso, l’adempimento non riguarda la prima casa, che non paga né Imu né Tasi. Sono esclusi ovviamente dall’esenzione gli immobili di lusso, ovvero quelli classificati nei gruppi A1, A8 e A9.

 

Potrebbe comunque essere l’ultimo anno di vigenza delle attuali regole, perché dal prossimo anno si parla di cambiare le cose con il varo della legge di Bilancio. Al momento – conclude Mattei – è ’ prevista in pratica l’unificazione dei due tributi nella cosiddetta Nuova Imu.”

Ma cerchiamo ora di approfondire meglio alcuni aspetti in una ricerca dello Studio Associato Sarcc di Roma:

  • Per prima casa si intende comunemente quella in cui il proprietario e il suo nucleo familiare hanno la residenza e dimorano abitualmente. A voler essere più precisi quindi, quella in cui uno ha sia la residenza che il domicilio.
  • Le case di lusso sono quelle accatastate come abitazioni signorili (A1), ville (A8), castelli, palazzi artistici o storici (A9). Questi tipi di immobili, pur utilizzati come abitazione principale, non godono dell’esenzione da Imu e Tasi.

In linea generale chi non ha comprato o venduto casa nel corso dell’anno, può in definitiva limitarsi a ricopiare la dichiarazione del precedente modello di versamento. Nella maggior parte dei casi, infatti, non cambia l’importo pagato con la rata di giugno, dato che la stragrande maggioranza dei comuni non hanno modificato le aliquote. Per sicurezza è consigliabile fare comunque, a scanso di equivoci, una verifica sui loro siti.

Se marito e moglie sono residenti in due case site nello stesso comune, bisogna pagare l’imposta su uno dei due immobili. Ciò non vale per gli anziani con residenza in una casa di cura, a patto che la casa di proprietà non risulti data in locazione. Se un immobile è stato ereditato, e ancora ci abita il coniuge superstite, gli eventuali comproprietari non devono versare alcunché.

A questo proposito con gli emendamenti alla manovra si mira a una stretta contro le ‘finte prime case‘, in particolare nei luoghi di vacanza. Con la modifica proposta, ogni nucleo familiare potrà indicare una sola abitazione principale sulla quale non pagare l’Imu. L’obiettivo è quello intervenire sulle case turistiche, spesso considerate come abitazione principale a causa dello spostamento fittizio della residenza di uno dei due coniugi. Bisognerà vedere tuttavia come andrà a finire perchè in merito esistono parecchie perplessità anche nella maggioranza. Si teme di penalizzare, infatti, anche chi davvero ha la necessità di residenze diverse, per esempio, per motivi di lavoro.

  • Se la casa viene data in comodato d’uso (per viverci gratis insomma) a figli o genitori si ha diritto a uno sconto del 50 per cento. Il proprietario tuttavia deve possedere un solo immobile in Italia oltre alla casa di residenza. Può godere dello sconto se l’appartamento ceduto in comodato si trova nello stesso comune dove possiede la prima casa. E’ necessario inoltre che il comodato sia registrato regolarmente e figli o genitori siano anagraficamente residenti nell’immobile.

Dunque per concludere: se a giugno si è pagato il saldo, è ora necessario verificare se l’aliquota utilizzata sia rimasta la stessa anche a dicembre. In genere è così, ma se l’aliquota prevista dal comune è cambiata bisogna calcolare la differenza e pagarla.

Se invece a giugno si è pagato solo l’acconto bisogna fare la stessa verifica. Quasi sempre l’importo da pagare è lo stesso del mese di giugno, e dunque basterà ricopiare l’F24 di quel mese, barrando stavolta la casellina saldo. Altrimenti si dovrà pagare tenendo conto della differenza.”

Occhi puntanti sul meccanismo europeo di stabilità (Mes), cosa prevede la riforma

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Roma – Un meccanismo economico finanziario che sta tenendo alta l’attenzione dei mercati nazionali ed internazionali e che sta dividendo anche la politica. L’approfondimento del dottore commercialista Lamberto Mattei in una ricerca dello Studio Associato Sarcc in cui si cerca di focalizzarne ruoli ed effetti su una riforma importantissima per l’economia e per la finanza pubblica.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità  è un’organizzazione intergovernativa dei paesi che condividono l’euro come moneta, ed ha il compito di aiutare i paesi che si trovano in difficoltà economica. È una componente molto importante dell’unione monetaria: serve a mettere in comune il denaro di tutti e a utilizzarlo nel caso in cui uno stato membro si trovi in difficoltà, visto che – condividendo la stessa moneta – le difficoltà di un paese possono avere conseguenze anche sugli altri. Il MES venne creato nel settembre del 2012 e portò al superamento di altri due fondi creati in precedenza allo stesso scopo (EFSF ed EFSM).

Il MES ha una dotazione di 80 miliardi di euro, pagati in maniera proporzionale all’importanza economica dei paesi dell’eurozona: con quasi il 27 per cento del capitale la Germania è il primo contributore, e con ogni probabilità non usufruirà mai degli aiuti. Inoltre, emettendo titoli con la garanzia degli stati che ne fanno parte, il MES può raccogliere sui mercati finanziari fino a 700 miliardi di euro. Questi soldi poi possono essere prestati agli stati in difficoltà, per esempio per ricapitalizzare i loro sistemi bancari. Gli stati che vengono aiutati dal MES, se rispettano alcune condizioni, possono ricevere anche l’aiuto illimitato da parte della BCE sotto forma delle famose OMT, un piano che di fatto permette l’acquisto senza limiti di titoli di stato del paese in crisi.

Per ricevere l’aiuto, uno stato deve accettare un piano di riforme la cui applicazione sarà sorvegliata dalla famosa “Troika”, il comitato costituito da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale. Il piano di riforme di solito prevede misure molto impopolari, come taglio alla spesa pubblica, in particolare alle pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni e flessibilizzazione delle leggi sul lavoro, allo scopo di rendere nuovamente sostenibili i conti pubblici. Fino a oggi Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda hanno usufruito di programmi di aiuto del MES.

Cosa prevede la riforma?
Il MES è stato apprezzato da molti, in quanto è il primo tentativo organico di dotare l’eurozona di un meccanismo per affrontare le crisi, e insieme alla BCE rappresenta la cosa più vicina a un “prestatore di ultima istanza”, cioè un’istituzione che presta denaro a chi non riesce più a ricevere prestiti. Ed è anche un concreto tentativo di rendere l’eurozona più economicamente unita e solidale. Ma le critiche nei suoi confronti non sono nuove, anzi, circolano fin dalla sua fondazione. C’è chi ritiene che l’ESM non sia uno strumento sufficiente, e attacca i programmi di riforme spesso draconiane che gli stati devono accettare pur di ricevere i fondi. Ma c’è anche chi muove l’accusa opposta, quella di fare troppo in cambio di troppo poco: in genere tedeschi e nord europei che temono che meccanismi come il MES incentivino i paesi periferici a spendere più di quello che possono, sapendo che saranno salvati con i soldi di qualcun altro.

La riforma del MES discussa a partire dal 2018 è un tentativo di accontentare tutti, e in quanto tale è il frutto di un compromesso tra le parti: per esempio i paesi più indebitati, come l’Italia, che volevano che le linee di credito precauzionali erogate dal MES (in gergo PCCL e ECCL) venissero concesse anche senza bisogno di sottoscrivere un accordo dettagliato di riforme impopolari. Nella versione finale questa modifica è stata accolta (per quanto riguarda la PCCL), ma è stata aggiunta un’altra condizione su richiesta degli stati più ricchi del Nord, che di fatto la rende inutile. Per avere una linea di credito, infatti, sarà sufficiente una lettera di intenti, ma solo per quegli stati che rispettano i parametri di Maastricht (10 stati su 19 membri dell’eurozona, Italia compresa, non potranno quindi utilizzare a loro vantaggio questa misura).

I paesi indebitati hanno invece ottenuto una vittoria nella trattativa sul “backstop” per il Fondo di risoluzione unico, un fondo finanziato dalle banche europee che serve ad aiutare istituti finanziari in difficoltà. Con l’introduzione del “backstop” il MES potrà finanziare il Fondo di risoluzione fino a 55 miliardi; le banche – soprattutto quelle della periferia d’Europa ma non solo – diventeranno così più sicure.

La terza modifica introdotta dalla riforma è invece voluta dai “rigoristi” del Nord Europa, e come tale non piace all’Italia (ma non solo a Salvini: anche il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco ha detto di essere preoccupato, come il presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli). Di fatto la riforma cerca di rendere più facile “ristrutturare” il debito pubblico di un paese che chiede aiuto al MES.

In altre parole, i privati che hanno prestato soldi agli stati in crisi dovranno perdere una parte del loro investimento nel momento in cui scatterà un pacchetto di aiuti. Uno dei sistemi per ottenere questo risultato è l’obbligo di emettere un particolare tipo di titoli di stato (i cosiddetti “single limb CAC”) che permettono una “ristrutturazione” (cioè una riduzione concordata del valore del prestito fatto allo stato) tramite un solo voto dei creditori, invece che con le procedure più complesse delle altre tipologie di titoli di stato. Questo vuol dire che un paese in difficoltà potrebbe restituire meno di quello che deve ai suoi creditori, che è una cosa buona; ma la cosa meno buona – e temuta – è che i creditori, sapendo di questa possibilità, finiscano per chiedere interessi più alti ai paesi che percepiscono più a rischio, come l’Italia.

Terzo trimestre 2019: aumentano le partite Iva ma non è un indicatore di crescita

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Roma – Nel terzo trimestre del 2019 sono state aperte 101.498 nuove partite Iva ed in confronto al corrispondente periodo dello scorso anno si registra un incremento del 5,7%.  Un dato indicativo che merita comunque un approfondimento. La ricerca nei dettagli dello Studio Associato Sarcc del commercialista Lamberto Mattei fornisce dati certi da fonte ministeriale.

“Ma non bisogna certo cantare vittoria – afferma Mattei – in quanto l’incremento delle partite Iva può essere riferito proprio ad una carenza lavorativa per cui molti giovani sono costretti ad aprire la partita Iva per “fatturare” il proprio lavoro. E’ il caso di professionisti, o altre tipologie e quindi non è che si possa parlare di un segno di ripresa. Potrebbe essere l’inverso”.

La distribuzione per natura giuridica – si legge ancora nella ricerca – mostra che il 72,3% delle nuove aperture di partita Iva è stato operato da persone fisiche, il 21,6% da società di capitali, il 3,2% da società di persone; la quota dei “non residenti” ed “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente il 2,5% del totale delle nuove aperture. Rispetto al terzo trimestre del 2018, le persone fisiche evidenziano un apprezzabile aumento (+8,3%), dovuto in particolare alle nuove adesioni al regime forfetario: nel periodo in esame 49.171 nuovi avvianti hanno aderito al regime (48,4% del totale delle nuove aperture), con un aumento del 30,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Le forme societarie accusano invece un calo: -3,6% per le società di capitali e -4,9% per le società di persone. Da segnalare inoltre il notevole aumento delle aperture da parte di soggetti non residenti (+44%), come già rilevato in altri trimestri, legato allo sviluppo della web economy.

Riguardo alla ripartizione territoriale, il 44,3% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,1% al Centro e il 33,2% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente evidenzia che i principali incrementi di avviamenti sono avvenuti in Piemonte (+16,2%), in Lombardia (+11,5%) e in provincia di Bolzano (+11,2%). Le diminuzioni più consistenti in Valle d’Aosta (-19,7%), Calabria (-3,6%) e Sardegna (-3%).

In base alla classificazione per settore produttivo, il commercio registra, come di consueto, il maggior numero di avviamenti di partite Iva con il 20,5% del totale, seguito dalle attività professionali (16,1%) e dalle costruzioni (9,2%). Rispetto al terzo trimestre del 2018, tra i settori principali i maggiori aumenti si segnalano nell’istruzione (+21,2%), nelle attività professionali (+16,2%) e nei servizi d’informazione (+13,6%). L’unico settore in flessione è la sanità (-5,8%).

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione di genere mostra una sostanziale stabilità (maschi al 62,7%). Il 46% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni ed il 32% da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, si notano incrementi di aperture crescenti all’aumentare dell’età degli avvianti: dal +17,1% della classe più anziana al +5,9% della più giovane.

Analizzando il Paese di nascita degli avvianti, si evidenzia che il 19,4% delle aperture è operato da un soggetto nato all’estero.

Lega Consumatori e Studio Sarcc insieme a Pomezia per l’incontro sul Social Impact Finance

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Roma – C’è molta attesa per l’incontro formativo e di approfondimento organizzato a Pomezia da Lega Consumatori in collaborazione con lo Studio Sarcc di Roma di cui è founder il commercialista Lamberto Mattei. L’appuntamento è per il 22 Novembre 2019 alle ore 18.00 presso l’Hotel Enea in via del Mare a Pomezia. Saranno trattate le tematiche relative al:

“Social Impact Finance: Una piattaforma Italiana per la Finanza D’Impatto“ Il nuovo codice della crisi – La ristrutturazione aziendale e finanziaria – Il controllo delle Entrate e delle Uscite
Il Microcredito – La finanza agevolata-Gestione della crisi aziendale – C’è crisi o sei in crisi?

Lo Studio Associato SARCC  di Roma opera a livello nazionale nel campo della consulenza fiscale , tributaria e del lavoro. Assistenza Contenzioso Tributario, Civile e Penale, ed il dottor Lamberto Mattei tratterà la tematica relativa al nuovo codice della crisi con una analisi approfondita sui rischi ma anche sulle opportunità per l’imprenditoria nel contesto attuale.

“E’ una occasione importante – spiega Lamberto Mattei – in cui ci troviamo insieme con la Lega Consumatori ad approfondire nei dettagli una materia di grande interesse. Oltre ad individuare le criticità del settore abbiamo il dovere di trovare delle soluzioni e ciò è possibile solo attivando sinergie ed interagendo tra i diversi settori del contest economico finanziario”

Questo il programma:

Ore 18.00 – Saluti e apertura dei lavori a cura del presidente della Lega Consumatori Pomezia, Dario Ferraro
Ore 18.10 – Dott. Lamberto Mattei– Il nuovo codice della crisi – rischi e opportunità per l’imprenditore. Ristrutturazione AziendaleOre 18.30 –Dott. Marcello D’Onofrio – Il metodo di controllo e di programmazione delle entrate e delle uscite . “La crisi non è quella di mercato, ma di cultura aziendale.”
Ore
18.50 –Dott. Marco BAFFONI – Ente Nazionale Microcredito – Responsabile Territoriale Lazio
L’Ente Nazionale per il Microcredito esercita importanti funzioni in materia di microcredito e microfinanza, a livello nazionale ed internazionale.
Ore 19.15 – Dott. Jacopo Gianetti- Finanza agevolata- Start up aziendaleFinanziamenti Europei – Formazione gratuita attraverso Fondi Interprofessionali.
Finanziamenti aziende – Europrogettazione e contributi per associazioni ed enti no profit.
Ore 19.30 – Dott. Paolo D’anselmi – Ingegnere elettronico, master in amministrazione pubblica, dottorato in CSR in corso presso la London Metropolitan University.
Ore 19.40 – Dott. Antonino Gasparo- Presidente Nazionale C.I.L.A.-Confederazione Italiana Lavoratori Artigiani
Ore 19.50 – Dott. Antonio GUIDO – Presidente FederAlberghi Pomezia– Nuova stagione, nuove sfide…

Limiti al denaro contante, il commercialista Lamberto Mattei: “idiosincrasia incomprensibile e dannosa”

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Roma – Con decorrerenza primo gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2021 il divieto per l’utilizzo del contante è fissato a 2.000 euro. A decorrere dal primo gennaio 2022 il divieto scatta a 1.000 euro. È la soglia confermata nell’ultima bozza del decreto fiscale in materia di modifiche al regime di utilizzo del contante.

La norma, spiega la relazione illustrativa, introduce modifiche volte a ridurre progressivamente la soglia. Lo fa secondo una logica transitoria spalmata sul prossimo biennio, dapprima a 2.000 euro e successivamente a 1.000 euro. Così limita le transazioni in denaro contante che possono essere effettuate al di fuori del circuito degli intermediari bancari e finanziari abilitati.

La norma vigente prevede il divieto di trasferire denaro contante e titoli al portatore in euro e in valuta estera per un valore complessivamente pari o superiore a 3.000 euro. La disposizione, si legge nella relazione tecnica, non produce nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, essendo peraltro assistita da una regime transitorio capace di neutralizzare qualsiasi effetto a regime.

“Può essere giusto incentivare i pagamenti con i sistemi elettronici – commenta il commercialista Lamberto Mattei – ma questa idiosincrasia verso il contante è incomprensibile e soprattutto dannosa per la collettività nazionale”.

Relazione sull’economia: alta evasione pesa sulla crescita. Mattei: “i contribuenti vanno tutelati”

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Roma 8 ottobre 2019 – I dati contenuti nella Relazione sull’economia non osservata allegata alla Nota di aggiornamento al Def “mostrano la persistenza di livelli elevati di evasione fiscale e contributiva, aspetti critici per il rafforzamento della capacità competitiva e di crescita del nostro Paese e per l’efficacia e l’equità delle politiche pubbliche”. A sottolinearlo è il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo nell’audizione sulla Nadef davanti alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera. Le stime della relazione evidenziano in media, nel triennio 2014-2016, un gap complessivo pari a circa 109,7 miliardi.

“Serve una riforma complessiva ed organica – ha dichiarato il commercialista Lamberto Mattei – i dati che si evincono dalla relazione e nello specifico riportati dall’Istat sono solo conferme di un quadro ormai già noto. Ed è un gatto che si morde la coda. L’evasione aumenta poichè c’è una distanza che cresce sempre di più nei rapporti tra fisco e contribuenti.

Servono nuovi metodi di approccio, tutto sta nel saper e dover tutelare i contribuenti italiani e metterli nelle condizioni di dover poter pagare il giusto. Ovvio che una riduzione delle tasse è la cura principale: favorirebbe incrementi di gettito e non delle riduzioni, poichè a costi di tasse accessibili l’evasione si ridurrebbe sensibilmente ed in breve tempo. Noi siamo impegnati a tutto campo e continueremo a tutelare i contribuenti presentando proposte di legge ed approfondimenti”.

Valoridicarta s.p.a. è il polo nazionale di produzione delle carte speciali di sicurezza

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Roma – Creare un polo italiano di eccellenza per la produzione integrata di carte speciali ed elementi olografici di sicurezza. Con questo obiettivo, dopo l’iter di accreditamento conclusosi positivamente da parte della Banca Centrale Europea (BCE), nasce Valoridicarta S.p.A., la nuova Società in house del Poligrafico e Zecca dello Stato (azienda partecipata del MEF al 100%,) e della Banca d’Italia destinata a realizzare carte filigranate di alto livello con elementi olografici di sicurezza e anticontraffazione, per la produzione di banconote e documenti di riconoscimento.

La produzione della carta speciale di sicurezza avverrà nel sito produttivo di Foggia che negli ultimi anni è stato oggetto di importanti investimenti e piani di rilancio sia in termini di rinnovamento tecnologico e sviluppo di nuove attività di ricerca.

Per annunciare la nascita di Valoridicarta S.p.A., è stato scelto il Palazzo Storico della Zecca, in via Principe Umberto a Roma.

Il Palazzo di via Principe Umberto: la sede storica della Zecca Italiana

Il palazzo della Zecca di Roma, situato nel quartiere Esquilino, è un edificio di particolare importanza storica: è stato infatti sede della prima Zecca dell’Italia Unita.

Nel 1904, la legge del 2 giugno n. 417 promulgò la costruzione della “Zecca d’Italia” e, il 27 giugno del 1908, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III e del Ministro del Tesoro, Paolo Carcano si svolse la cerimonia della posa della prima pietra dell’edificio della Zecca in via Principe Umberto, progettato dall’Ing. Carlo Mongini.

Il palazzo fu concepito non solo come luogo di produzione, ma anche come luogo di cultura: all’interno della struttura, sin dalla sua progettazione, furono collocate le officine di produzione monetaria, la Scuola dell’Arte della Medaglia (non ha mai smesso di operarvi) ed il Museo della Zecca.

L’edificio fu inaugurato il 27 dicembre 1911 e, da allora, sono state realizzate e coniate le monete del Regno d’Italia e della Repubblica Italiana dalla Lira all’Euro. Con l’entrata in vigore dell’euro, considerate le accresciute esigenze produttive, è stato reso operativo anche lo stabilimento situato nel quartiere romano dell’Appio, di via Gino Capponi, dove la produzione è stata definitivamente trasferita nel 2006 ed è tutt’oggi operativa.

Foto per gentile concessione dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato